Al-Sayegh non ha permesso mai di venir condizionato dalla censura o da intimidazioni nella sua prosa e nella sua poesia egli condanna queste ed altre forme di dittatura. Egli è stato criticato in particolare dal suo proprio paese e dal suo governatore Saddam.
Nel 1993 a causa di maltrattamenti subiti dal governo iracheno è fuggito dall'Iraq e si è stabilito ad Amman in Giordania con la sua famiglia. Ma le persecuzioni lo hanno raggiunto anche qui e quindi si è trasferito a Beirut in Libano nel 1996.
Qui ha pubblicato "Orok" , il testo più lungo in lingua araba a partire dall'anno 2000. Per questo libro è stato condannato a morte in Iraq. Nello stesso anno si è trasferito in Svezia con la sua famiglia.
Dal 2004 vive a Londra.
Al-Sayegh è membro dell'Associazione Scrittori Iracheni, dell'Unione degli Scrittori Arabi e dell'Associazione dei Giornalisti Arabi e Iracheni, dell'Associazione Internazionale Giornalisti e del Club degli Scrittori Svedese e dell'Unione Giornalisti Svedesi.
Ha vinto il primo premio della Festival del Giornalisti organizzato dall'Unione Giornalisti Iracheni nel 1988.
Nel 1992 ha vinto il primo premio in un festival della poesia iracheno. Ha vinto anche il premio Hellmann Hammet per la poesia a New York nel 1996 e il premio per la poesia internazionale a Rotterdam nel 1997.
Queste le principali opere in versi:
"Lei mi aspetta sotto la statua della libertà" (Bagdad 1984)
"Le canzoni del ponte di kufa" (Bagdad 1986)
"Gli uccelli non amano i proiettili" ( Bagdad 1986)
"Il cielo in un elmetto" (Bagdad 1988)
"Lo specchio dei suoi lunghi capelli" (Bagdad 1992)
"Nuvole di colla" (Bagdad 1993)
"Sotto uno strano cielo" (London 1994)
"Formazioni" ( Beirut e Amman 1996)
"Orok antehm" (Beirut 1996)
"Un grido grande come la patria" (Svezia 1998)
"Costretto al mio esilio" (Svezia 2001) |